Le Vampire di Londra

Per i lettori ed estimatori di Fabrice Colin (da poco è uscito il primo volume della serie “Le strane sorelle Wilcox”, Le vampire di Londra, ed. La Nuova Frontiera) e per coloro che ancora non lo conoscono, alleghiamo l’articolo di Le Monde che fa già riferimento al secondo volume, appena pubblicato in Francia.

(…) Per prendere in contropiede il marketing mondiale particolarmente aggressivo della saga di Twilight, consiglierei piuttosto il secondo volume de “Le strane sorelle Wilcox” di Fabrice Colin, L’ombra di Dracula, uscito subito prima dell’estate. Da New York a Liverpool, non ci sono certo meno canini che spuntano. E se il lettore ideale frequenta più le scuole medie che il liceo, il racconto del giovane scrittore francese è molto più abile e più denso – ma su questo c’erano pochi dubbi.
Dal 1997, Fabrice Colin (nato nel 1972) pubblica ogni anno diversi romanzi e racconti di grande efficacia. (…) Indiscutibili la sua bravura e il talento per una semplicità apparente e per intrighi complessi, come testimonia L’ombra di Dracula.
(…) Ciò che vale molto di più, in compenso, è l’arte della manipolazione letteraria e il ritmo narrativo mozzafiato. Fabrice Colin sembra divertirsi molto, e il lettore con lui, cosciente o meno dei riferimenti suggeriti. (…) Fabrice Colin possiede il talento di saper inserire personaggi letterari e storici tra le fila di intrecci assurdi. Per esempio, nel primo volume, le sorelle Wilcox vengono ritrovate e aiutate da Sherlock Holmes e dal dottor Watson. O ancora, nel secondo, Amber viene rapita da Abraham (Bram per gli amici) Stoker, autore del primo Dracula (1897).
Niente a che vedere con una certa arte ammiccante. Questi riferimenti ludici permettono da una parte un contrappunto alla successione frenetica delle peripezie e dei dialoghi, e dall’altra di canalizzare e stimolare l’immaginazione dei giovani lettori (…).
Giocando con i miti, Fabrice Colin imprime al suo racconto una traiettoria a rimbalzi, più complessa di quanto appaia. Riesce a gestire ciò che si sarebbe potuto scrivere, ma che non si leggerà. O forse sì, o in seguito. Riserva un “al di là” del libro per il lettore un po’ più scaltro (o un po’ più colto). Ciò è un’altra definizione dell’immaginario – il vero talento di questo autore.

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